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La Sicilia è una terra ricca di tradizioni riti e storia frutto di un continuo susseguirsi di culture….

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Oltre le tarantelle jn Sicilia ci sono il valzer siciliano..il ballo della corda…
La Sicilia è una terra ricca di tradizioni, riti e storia. Frutto di un continuo sovrapporsi di culture diverse, da quella araba a quella sveva passando per quella spagnola, la società ha mantenuto nei propri prodotti culturali alcuni aspetti salienti delle dominazioni che si sono avvicendate: la cucina, i monumenti, la lingua, la musica raccontano millenni di dinamiche storiche e politiche. Nel Corpus di musiche popolari siciliane di A. Favara, Ottavio Tiby scriveva: << confuse le onde del gran fiume della tradizione>> in Sicilia << dove si sono succedute civiltà dalle tipiche manifestazioni musicali, ove il popolo ascoltò il nomos greco, l’inno bizantino, il maqam arabo, la canzone cortese dei Trovatori, il Lied dei Minnesaenger, fino alla opulenta polifonia cinque-secentesca>>.

Le danze tradizionali siciliane rappresentano oggi uno degli aspetti meno conosciuti della cultura popolare isolana. Diverse sono le ragioni storiche: in primis l’emigrazione di massa a cavallo tra l’800 e il ‘900, la nascita dei gruppi folkloristici e una tardiva inchiesta sul campo sono alcune delle cause che purtroppo hanno lasciato un vuoto difficile da sanare. Dei numerosi balli elencati e in alcuni casi descritti dalle fonti storiche dell’800 come in Salvatore Salomone Marino “Costumi e usanze dei contadini di Sicilia” << il Chiovu, il Purpu, il Tarascuni, la Capona, la Ruggera, la Fasola… >> è sopravvissuto ben poco, quasi nulla.

In epoca recente, fortunatamente, è iniziato un lavoro capillare di documentazione audiovisiva da parte di studiosi accademici o indipendenti (Pino Gala, Pino Biondo, Sergio Bonanzinga, Maria Grazia Magazzù, Margherita Badalà…) che a partire dalla seconda metà degli anni ’80 hanno faticosamente raccolto in giro per la Sicilia alcune tipologie di danze ludico-ricreative: contraddanze, scottish, valzer, polke, mazurke e forme di ballettu/tarantella in coppia staccata o allacciata.

Nei Peloritani, in area messinese, grazie alla presenza di un cospicuo numero di suonatori tradizionali e di nuova generazione, sono rimaste vive nella memoria delle comunità del territorio le passate musicali tradizionali con accompagnamento di zampogna a paru (ciaramedda), friscalettu, doppio flauto, marranzano e tamburello. Pochi però, nonché quasi esclusivamente di genere maschile, i danzatori che ancora oggi eseguono il ballettu tradizionale, danza accomunabile alle diverse forme di tarantelle diffuse in tutto il sud Italia, ballato in coppia da uomo-uomo, donna-donna e uomo-donna all’interno di un cerchio (circhiu) durante le feste stagionali, eventi sociali pubblici o privati (carnevale, tosatura, matrimoni, riti di passaggio, uccisione del maiale..).

Le forme di ballo invece maggiormente rintracciabili sono quelle che risalgono all’Ottocento e di provenienza nord europea. Si tratta di quei balli “allacciati” come il valzer, la mazurka (sciatamarra di Caltavuturo), la polka (musetta di Troina, lanzet di Tortorici) e lo scottish che ancora oggi allietano le serate in tanti piccoli centri siciliani.

Lo scottish, danza di area germanica, è giunta in Sicilia entrando nelle corti dei signori locali mantenendo immutate, rispetto ai modelli continentali, musiche e forma. Ben presto però passando per il ceto medio presente nelle numerosissime cittadine siciliane, attraverso le note delle orchestrine artigiane, è arrivato nei centri rurali. Il popolo cosi, per imitazione della media borghesia e un misto desiderio di rivalsa dalla povertà e dall’arretratezza economica, si è appropriato del ballo, plasmandone forme e melodie, adeguandolo ai propri gusti: semplici a coppia fissa, con cambio di ballerini o a tre ballerini. Il successo della danza è contagioso, ogni paese ha il suo ballo e questo fa si che in Sicilia le forme di scottish siano innumerevoli, declinazioni di una medesima danza conosciuta con i nomi locali di: sciutissa, scòtis, scòts, scòtti, scòtise, ecc.

La danza che però forse più rappresenta la vivacità del patrimonio coreutico siciliano è la divertentissima contraddanza o quadriglia. Originaria dalle Country-Dance inglesi del 1500, la contraddanza si diffonde in Sicilia all’epoca della dominazione borbonica come danza di corte del Regno delle Due Sicilie. Come per le altre danze, è stata inglobata tra i balli del popolo come una tra le danze ludico-ricreative di maggior successo grazie alla possibilità di ballare con più persone e giocare scambiando le coppie. La contraddanza è “cumannata” dal bastuneri, sapiente “mastru ri ballu” che, in un esilarante siculo-francese maccheronico, scandisce l’andamento della danza coinvolgendo i partecipanti in figure e giochi di coppia: arco, tunnel, pirullè, contrè, cerchi concentrici, improvvisi cambi di direzione, tutto è lecito e consentito: l’imperativo è divertirsi!!!…
(Giovanni Majolino)


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Alessandro Sidoti

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Alessandro Sidoti

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